~ ..la Volpe Funambola ammazzaprincipi.. ~
~ Fragile ~

"...Sometimes it feels it would be easier to fall
than to flutter in the air with these wings so weak and torn..."

Original Blog -> Nepenthe


- EviLfloWeR -

* photos on flickr *
Lunacy 2 - Lunacy 3 - Lunacy 4
Lunacy 5 - Lunacy 6 - Lunacy 7 - Lunacy 8
Lunacy Ph

"Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale;
che accompagna col piede la melodia
delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.
"

- F. Pessoa -

~ REMEDY LANE ~

- We’re going nowhere...All the way to nowhere –



"Forse sono l’uomo con le leggendarie quattro mani
Per toccare, per curare, implorare e strangolare.
Ma io non so chi sono,
e tu ancora non sai chi sono..."

F. R.

martedì 26 luglio 2011

tutti i giorni sono il primo e l’ultimo giorno del mondo




Non lo so con certezza, ma immagino
che una donna e un uomo
un giorno si innamorano,

rimangono soli a poco a poco,
qualcosa nei loro cuori dice loro che sono soli,
soli sulla terra si penetrano,
vanno uccidendosi l’un l’altro.





Tutto accade in silenzio.
Come si forma la luce dentro l’occhio.
L’amore unisce i corpi.
In silenzio vanno riempiendosi l’un l’altro.




Un giorno si svegliano, sopra le loro braccia;
allora pensano di sapere tutto.
Si vedono nudi e sanno tutto.




(Non lo so con certezza. Lo immagino).

J. Sabines




"Dolce è il dolore che porti negli occhi,
quanto il perdersi dentro di te.
Ed il lieve infuriare di rabbia che porti
aggrappata alla fragilità.

Dormi che è meglio pensarci domani
alla muta distanza che scorre tra noi
quando non sei vicino a scaldare i miei sogni,
quando i sogni nemmeno son qui.

Dormi che è meglio
dormi che è meglio così.

Non immagini quanto sia dolce sfiorare
dai tuoi incerti sorrisi la felicità.
Anche solo per pochi secondi capire
che qualcosa di buono c’è in me.

Dormi che è meglio
dormi che è meglio per noi.
Dormi che è meglio
dormi che è meglio così."

Subsonica - Dormi





venerdì 22 luglio 2011

Closer…(3)

"Closer my love. Veil me with your warmth.
Oh how afraid we are.
I hold my breath, try to hide my pain
here in your embrace.

This time I want you to dry all your tears
as we make…love...for the last time
Replace your heart with mine, deep inside.

Please stay with me through the night."

- Entwine -




"You let me violate you
You let me desecrate you
You let me penetrate you
You let me complicate you

Help me.
I broke apart my insides
Help me.
I’ve got no soul to sell.

You can have my isolation; you can have the hate that it brings
You can have my absence of faith; you can have my everything

Through every forest, above the trees
Within my stomach, scraped off my knees
I drink the honey inside your hive
You are the reason I stay alive."

- nin -





"Do you expect me?
To be or believe you?
Do you accept me?
When it’s me you can see through?

Are you keeping safe distance?
Are you arms length away?
Are you keeping safe distance?
Holding me arms length away?
Are you there, can someone answer me?

Closer, closer, closer.
Closer, closer, closer.

Do you expect me?
To keep from crawling back.
Do you accept me?
When we both know my past.




Am I keeping safe distance?
Pushing you arms length away?
Am I keeping safe distance?
Oh, it’s you that feels betrayed.
Are you there, can someone answer me?
Come where I can see.

Closer, closer, closer.
Closer, closer, closer.
I know you’re out there somewhere.
Come where I can see.
Closer, closer, closer to me.

Come closer.
Come closer.
Come closer.

Closer, closer, closer.
Closer, closer, closer.
Are you out there somewhere?
Go where I can see.
Closer, closer, closer to me."

Anberlin – Closer




Chi l’ha detto che non posso più permettermi nemmeno un surrogato di stelle?
E’ bello avere qualcosa che ti dia la buonanotte.

lunedì 18 luglio 2011

un brandello di bufera

“As I search through the ashes
For someone to blame
I’m afraid to see my face
As I walk through the ashes
I whisper your name
Meeting you have forced me
To meet myself

It all comes back to me

Face to the ground
Heart in their mouth Foreheads hit the pavement
Again - numb - again
Sharing my hostility
A streetful of insanity
This is payback for every
Tear in me, hole in me
Black in me - black!

Memory history agony
Let me see that hideous
Idioglossia that formed me

Despite all these words
Not one could express
What I had inside…”


- Daniel Gildenlow -




Pesante orgoglio e rigida intransigenza. Ci si costruisce un cuore di pietra e non si lascia più entrare chi avrebbe le capacità per farlo.

E me ne rendo conto solo adesso che non ti ho lasciato più neanche provare. Che in fin dei conti sarebbe bastato poco, che avevo girato la clessidra prima ancora di annunciare il via.
Che non ho dato tempo, non ho voluto tempo, e ho lasciato partire la tempesta invece di ritornare al mio porto sicuro.

Troppo tardi, e l’inflessibilità testarda che ci si costruisce addosso si trasforma in una crosta di pelle dura che non viene più via senza rischiare di fare un male dannato.
E io di scarnificarmi non ne ho più voglia.

Non ho nemmeno voglia di vedere se ti tengo ancora lì nel flusso del sangue dentro le vene, o se c’è posto per ricominciare ad aprirle e lasciarci scorrere chi è così folle da volerci entrare.
Ma ho ancora in mano la clessidra e probabilmente faccio nuovi errori, dimenticando di continuo che se la lascio rompersi alla fine chi si fa più male sono io.

E penso di aver bisogno di perdonare i fantasmi, solo perché spero un giorno di riuscire a perdonare anche me.






“Eppure ognuno uccide la cosa che ama,
tutti lo devono sapere,

c’è chi lo fa con uno sguardo e chi con le lusinghe,
il codardo può farlo con un bacio,
chi ha coraggio usa la spada!

Molti uccidono l’amore da giovani,
altri nella vecchiaia,

C’è chi ama troppo poco e chi troppo a lungo,
certi vendono, altri comprano.

C’è chi compie l’atto tra le lacrime
e chi senza un sospiro.

Perché ciascuno uccide l’oggetto del suo amore,
ma non tutti ne muoiono.


- Oscar Wilde -

domenica 17 luglio 2011

incantevole

"Erano le tre del mattino e la città se ne stava affogata nel bitume della propria notte.
Nella schiuma dei propri sogni.
Nella merda della propria insonnia."





- Schifezze - rispose.
- Cosa sono le schifezze? - Sono cose che nella vita non bisogna fare.
- E ce n’è tante? - Dipende.
Se uno ha molta fantasia, può fare molte schifezze.
Se uno è scemo magari passa tutta la vita e non gliene viene in mente neppure una.
La cosa si complicava.
Pekisch se ne accorse.
Si tolse gli occhiali e lasciò perdere Jobbard, i tubi e le altre storie.

- Mettiamola così.
Uno si alza al mattino, fa quel che deve fare e poi la sera va a dormire.
E lì i casi sono due: o è in pace con se stesso, e dorme, o non è in pace con se stesso e allora non dorme.
Capisci? - Sì.
- Dunque bisogna arrivare alla sera in pace con se stessi.
Questo è il problema.
E per risolverlo c’è una strada molto semplice: restare puliti.
- Puliti? - Puliti dentro, che vuol dire non aver fatto niente di cui doversi vergognare.
E fin qui non c’è niente di complicato.
- No.

- IL complicato arriva quando uno si accorge che ha un desiderio di cui si vergogna: ha una voglia pazzesca di qualcosa che non si può fare, o è orrendo, o fa del male a qualcuno.
Okay? - Okay.
- E allora si chiede: devo starlo a sentire questo desiderio o devo togliermelo dalla testa? - Già.
- Già.
Uno ci pensa e alla fine decide.
Per cento volte se lo toglie dalla testa, poi arriva il giorno che se lo tiene e decide di farla quella cosa di cui ha tanta voglia: e la fa: ed eccola lì la schifezza.
- Però non dovrebbe farla, vero, la schifezza? - No.

Ma sta’ attento: dato che noi non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti.
I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto.

Così, alle volte, vale la pena di non dormire pur di star dietro a un proprio desiderio.
Si fa la schifezza e poi la si paga.

E solo questo è davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare.
Solo questo è importante.


- A. Baricco -





Si cambiano i nomi alle cose per non doverle più sentire proprie, per scrollarsele di dosso e svoltare al prossimo incrocio con noncuranza, voltandosi solo di tanto in tanto per essere certi di aver lasciato alle spalle sufficiente distanza.
La potrei chiamare scelta, ma è sempre e soltanto una fuga che resta. E mi sembra quasi impossibile che nessuno l’abbia compreso, tanto è banale.
Perché restare ancora sarebbe stato impossibile, perché tutto intorno ogni minimo dettaglio di vita, accumulata con tanta cura, aveva iniziato ad urlarmi nella testa con una veemenza implacabile.
Ed è vero che c’era uno strano sentore di rifugio che nonostante tutto rimaneva accogliente, ma iniziava a puzzare di morte e di dimenticanza, di qualcosa che non si sarebbe potuto mai più rigenerare alla luce e all’aria pulita.

Non riesco a staccare niente, nemmeno a spostare qualcosa. Quando mi sveglio non capisco dove sono, e in quella confusione momentanea pezzi di vita si sovrappongono e si frantumano l’uno contro l’altro, lasciandomi attonita e senza difese a fissare i muri.
Ma tutto quell’inchiostro sa bene come ricordarmi chi ero, e man mano che riprende la sua forma familiare, mi accorgo che ha uno strano modo di cullarmi, facendomi sentire nonostante tutto ancora sicura e protetta. Anche se puzza di morte, sì. Anche se è solo un’illusione.

Ricollegare i pensieri e tornare alla realtà è una violenza che mi pesa più del solito, ma una volta accettate le cose così come stanno è quasi un sollievo avere tutto quel casino a cui pensare.
Tutto un casino che in fin dei conti è solo nella mia testa, e che probabilmente non ho alcuna intenzione di risolvere.

Il fatto è che non so come spiegarlo che ho iniziato a truccarmi troppo solo perché così mi costringevo a non piangere ogni volta che quel groppone proprio non riuscivo a soffocarlo.
Che ho ricominciato ad ascoltare i Sentenced prima di dormire come tanti anni fa, perché avevo di nuovo quella paura fottuta e lui non c’era più per farmela passare.
Che non mi aspetto più niente perché ho già avuto troppo, che non racconto più il mio amore agli altri come se fosse una favola, e ho smesso di riempire le pagine di sogni.
Che ogni tanto aspetto ancora sveglia la buonanotte, perché prima di dormire si dovrebbe sempre concedersi un attimo per un breve addio, così che niente sia mai scontato, neanche il giorno che finisce ogni volta, senza poter seriamente pensare che ricomincerà.

No, non so come spiegarlo e non so nemmeno se qualcuno potrebbe capirlo.
Che vorrei tutto eppure non mi aspetto niente. Che so che saremo soli sempre e ho così poche immagini che vorrei non cancellare mai. Tutte immagini senza futuro.

Ma è importante restare lì quando è ora di pagare.
Non si possono prendere troppo in giro i desideri.
Solo questo è importante.








“Se leggera ti farai
io sarò vento
per darti il mio sostegno
senza fingere

se distanza ti farai
io sarò asfalto
impronta sui tuoi passi
senza stringere mai.

Se battaglia ti farai
io starò al fianco
per darti il mio sorriso
senza fingere

se dolore ti farai
io starò attento
a ricucire i tagli
senza stringere mai.

Fuori è un giorno fragile
ma tutto qui cade incantevole
come quando resti con me.

Se innocenza ti farai
io sarò fango
che tenta la tua pelle
senza bruciare.

Se destino ti farai
io sarò pronto
per tutto ciò che è stato
a non rimpiangere mai.

Fuori è un giorno fragile
ma tutto qui cade incantevole
come quando resti con me.

Fuori è un mondo… fragile.
Fuori è un giorno… fragile
Fuori è un mondo… fragile.”

(Subsonica – Incantevole )

sabato 16 luglio 2011

Affanculo il ventaglio, chè è tempo di brezza




"Fino al tuo schianto
Finchè non bruci
Finchè menti
Finchè impari
Finchè vedi
Finchè credi
Finchè combatti
Finchè cadi
Fino alla fine di ogni cosa
Finchè muori
Finchè sei vivo

Non salvarmi, Non salvarmi, Non mi interessa
Non salvarmi, Non salvarmi, Non mi interessa

Finchè dai
Fino a quello che hai usato
Fino a quello che hai perso
Finchè perdi
Finchè vedi, come puoi credere?
Fino alle mille volte che hai vissuto
Fino a ciò che hai visto dall’altra parte
Questa è la mia possibilità





Non salvarmi, Non salvarmi, Non mi interessa
Non salvarmi, Non salvarmi, Non mi interessa

Fino alla verità che diviene bugia
Fino al tuo cambiamento, fino alla tua negazione
Finchè credi

Questa è la mia possibilità
La prenderò perchè ora posso
Questa è la mia possibilità.
La voglio ora.

Non salvarmi, Non salvarmi, Non mi interessa
Non salvarmi, Non salvarmi, Non mi interessa

Salvami, Salvami, Salvami
Salvami, Salvami, Salvami
non mi interessa."

30 stm - savior





Al quinto giorno, sempre grazie alla pecora, mi fu svelato questo segreto della vita del piccolo principe.
Mi domando’ bruscamente, senza preamboli, come il frutto di un problema meditato a lungo in silenzio:
"Una pecora se mangia gli arbusti, mangia anche i fiori?"
"Una pecora mangia tutto quello che trova".

"Anche i fiori che hanno le spine?"
"Si. Anche i fiori che hanno le spine".

"Ma allora le spine a che cosa servono?"

Non lo sapevo. Ero in quel momento occupatissimo a cercare di svitare un bullone troppo stretto del mio motore. Ero preoccupato perche’ la mia panne cominciava ad apparirmi molto grave e l’acqua da bere che si consumava mi faceva temere il peggio.

"Le spine a che cosa servono?"
Il piccolo principe non rinunciava mai a una domanda che aveva fatta.
Ero irritato per il mio bullone e risposi a casaccio:
"Le spine non servono a niente, e’ pura cattiveria da parte dei fiori".
"Oh!"
Ma dopo un silenzio mi getto’ in viso con una specie di rancore:
"Non ti credo! I fiori sono deboli. Sono ingenui.
Si rassicurano come possono. Si credono terribili con le loro spine..."
Non risposi. In quel momento mi dicevo:
"Se questo bullone resiste ancora, lo faro’ saltare con un colpo di martello".

Il piccolo principe disturbo’ di nuovo le mie riflessioni.
"E tu credi, tu, che i fiori..."
"Ma no! Ma no! Non credo niente! Ho risposto una cosa qualsiasi. Mi occupo di cose serie, io!"
Mi guardo’ stupefatto.
"Di cose serie!"
Mi vedeva col martello in mano, le dita nere di sugna, chinato su un oggetto che gli sembrava molto brutto.
"Parli come i grandi!"
Ne ebbi un po’ di vergogna. Ma, senza pieta’, aggiunse:
"Tu confondi tutto... tu mescoli tutto!"

Era veramente irritato. Scuoteva al vento i suoi capelli dorati.
"Io non conosco un pianeta su cui c’e’ un signor Chermisi.
Non ha mai respirato un fiore. Non ha mai guardato una stella.
Non ha mai voluto bene a nessuno. Non fa altro che addizioni.
E tutto il giorno ripete come te: <Io sono un uomo serio! Io sono un uomo serio!> e si gonfia di orgoglio.
Ma non e’ un uomo, e’ un fungo!"
"Che cosa?"
"Un fungo!"

Il piccolo principe adesso era bianco di collera.
"Da migliaia di anni i fiori fabbricano le spine .
Da migliaia di anni le pecore mangiano tuttavia i fiori.
E non e’ una cosa seria cercare di capire perche’ i fiori si danno tanto da fare per fabbricarsi delle spine che non servono a niente?
Non e’ importante la guerra fra le pecore e i fiori?
Non e’ piu’ serio e piu’ importante delle addizioni di un grosso signore rosso?

E se io conosco un fiore unico al mondo, che non esiste da nessuna parte, altro che nel mio pianeta, e che una piccola pecora puo’ distruggere di colpo, cosi’ un mattino, senza rendersi conto di quello che fa, non e’ importante questo!"

Arrossi’, poi riprese:
"Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda.
E lui si dice: <Il mio fiore e’ la’ in qualche luogo>
Ma se la pecora mangia il fiore, e’ come se per lui tutto a un tratto, tutte le stelle si spegnessero!
E non e’ importante questo!"

Non pote’ proseguire. Scoppio’ bruscamente in singhiozzi.
Era caduta la notte.
Avevo abbandonato i miei utensili.
Me ne infischiavo del mio martello, del mio bullone, della sete e della morte.

Su di una stella, un pianeta, il mio, la Terra, c’era un piccolo principe da consolare!
Lo presi in braccio. Lo cullai. Gli dicevo:
"Il fiore che tu ami non e’ in pericolo ... Disegnero’ una museruola per la tua pecora... e una corazza per il tuo fiore... Io... "
Non sapevo bene che cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro.

Non sapevo bene come toccarlo, come raggiungerlo...
Il paese delle lacrime e’ cosi’ misterioso.





"Avrei dovuto non ascoltarlo" mi confidò un giorno "non bisogna mai ascoltare i fiori".

Basta guardarli e respirarli. Il mio, profumava il mio pianeta, ma non sapevo rallegrarmene. I fiori sono così contraddittori!

Ma ero troppo giovane per saperlo amare."

- Il Piccolo Principe -

giovedì 14 luglio 2011

Non sono niente. Non sarò mai niente...


Non posso volere d’essere niente.
A parte ciò ho in me tutti i sogni del mondo.





“Se ricordo chi fui, diverso mi vedo,
e il passato è il presente della memoria.
Chi sono stato è qualcuno che amo,
ma soltanto nei sogni.

È la nostalgia che m’affligge la mente,
non è mia né del passato veduto,
ma di chi abito
dietro gli occhi ciechi.

Nulla, se non l’istante, mi conosce.
Nulla il mio stesso ricordo, e sento
che chi sono e chi sono stato
sono sogni differenti.”


- F. Pessoa -





Nulla. Un residuo svanito, perduto, lasciato lì da qualche parte. E’ andata così. E chiunque sia stato a sognarlo, adesso s’è svegliato. Un po’ come quando ci si desta dal sonno la mattina con la convinzione di essere in tutt’altro luogo.

Sogni duri, sogni reali, quelli che ti lasciano addosso la spossatezza dell’esistere nel senso più fisico del termine. Quelli che ti fanno stringere i denti e continuare su una strada che non è migliore delle altre, ma è la “tua” strada, e come con tutte le cose un po’ ti ci affezioni e decidi che ti va bene così.

Quei sogni che ti fanno alzare la mattina senza illusioni, che non ti chiedono di aspettarti nulla da nessuno se non da te stesso, che costruiscono tasselli di un rifugio più o meno sicuro in cui speri un giorno di trovare riposo.

“chi sono e chi sono stato sono sogni differenti”
Ma chi sono stato come sognava? Aveva le stelle, questo lo so di per certo. E bolle di sapone e nuvole piene di immagini felici. E temporali e bufere di tristezza, e navi lasciate alla deriva a naufragare per averle troppo sospinte coi venti del desiderio.

Non erano sogni meno duri o reali, erano semplicemente più belli. Quei sogni che però alla fine ti lasciano il nulla. Il vuoto dei fallimenti e degli errori, le colpe della voglia di vivere troppo.

E’ come l’eclissi che arriva a sconvolgere gli equilibri di un gioco perfetto tra i personaggi che hai imparato ad amare, e improvvisamente tutto va a puttane, mentre continui a inveire chiedendoti perché dovesse finire proprio così.
Poi continui a girare le pagine e ti accorgi che tutto cambia, che nessuno di loro sarà più lo stesso, che hanno le stesse facce eppure sono così diversi. Devono diventare diversi.

I sogni schiantati al suolo e calpestati dall’esistenza non sono più belli come prima. Li raccogli con cura, ma se ne restano lì un po’ stropicciati a fare la loro discreta figura mai più perfetta.
Così ti convinci che ora siano semplicemente più duri, più reali, come dice quella psicologa che ti piace tanto. E sarebbe brutto ammettere che semplicemente non sono più “sogni”.

E’ vita, quell’esistenza fisica e banale che si perde nel quotidiano mentre stai lì a chiederti se stai ancora lasciando tracce da qualche parte oppure no.
Quella quotidianità che ti sembra anche bella a volte, che ti riempie la mente e lascia tranquillo il cuore, permettendoti di affermare con discreta autorevolezza che in fin dei conti sono solo “sogni differenti”.

Eppure lo sai che la tempesta non si esaurisce mai, che cambia solo lidi, pronta a tornare per toglierti il respiro. La verità è che lo vorresti dannatamente qualcosa che ti togliesse il respiro, ma i sogni adesso sono reali. Duri e reali.
Tu non sogni più, ma nemmeno gli altri hanno più voglia di sognare con te. E tu non hai più voglia di illuderti. E allora come fai a chiamarli ancora sogni?

E’ una bella bugia.
E te la farai andare bene finché quei sogni non si avvereranno.
Anche se non dovesse succedere mai.





“Disteso nel letto, sveglio la notte
e pensi alla tua vita.
Vorresti essere diverso?
Cerchi di lasciar uscire la verità,
le battaglie della tua gioventù
perchè questo è solo un gioco.

È una bellissima bugia
una perfetta negazione
una così bella bugia in cui credere
così bella, mi rende bella.

È il momento di dimenticare il passato
lavare via quello che è successo ultimamente
nascondersi dietro uno sguardo vuoto
non chiedere troppo, dillo solamente
perchè questo è solo un gioco.

È una bellissima bugia
una perfetta negazione
una così bella bugia in cui credere
così bella, mi rende bella.

Tutti mi guardano
sto correndo attorno in circoli
una calma disperazione cresce
devo ricordare che questo è solo un gioco

È una bellissima bugia
una perfetta negazione
una così bella bugia in cui credere
così bella, mi rende bella

così bella, bella, bella...”


martedì 12 luglio 2011

I knew all the rules...

...but the rules did not know me.




"In tempi duri dobbiamo avere sogni duri, sogni reali,
quelli che, se ci daremo da fare, si avvereranno"

- Clarissa Pinkola Estes -




"Nessuna paura, nessuna sofferenza
Non é rimasto nessuno da biasimare
Voglio provarci da solo
Farmi da solo il mio destino
Ho imparato a liberare la mente
Ora devo trovare me stesso
Ancora una volta

Se potessi volare
Come il re del cielo
Non poter ruzzolare ne cadere
vorrei disegnare tutto questo

Se potessi volare
Guardare il mondo attraverso i miei occhi
non inciamperei e non fallirei
volerei verso paradisi
se potessi volare
ma sono qui tutto solo

ho dei sogni dentro me
ho bisogno di realizzarli
la mia fede é cresciuta
non ho paura dell’ignoto
non piu

se potessi volare
come il re del cielo
Non poter ruzzolare nè cadere
vorrei disegnare tutto questo

Se potessi volare
guardare il mondo attraverso i miei occhi
non inciamperei e non fallirei
potrei devastare la mia prigione
se potessi volare

se potessi, se potessi volare
come il re del cielo
Non poter ruzzolare ne cadere
vorrei disegnare tutto questo

Se potessi volare
Guardare il mondo attraverso i miei occhi
non inciamperei e non fallirei
volerei verso paradisi

Se potessi volare
Guardare il mondo attraverso i miei occhi
non inciamperei e non fallirei
potrei devastare la mia prigione
se potessi volare.."

Helloween - If I could fly


“…e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele”.

- U. Foscolo -

venerdì 8 luglio 2011

Gonna see my friends







"Quando qualcosa è oscuro, permettimi di fare un po’ di luce
quando qualcosa è freddo, lascia che accenda un piccolo fuoco
se qualcosa è vecchio, voglio donargli nuova luce
se qualcosa è perso, combatterò per riaverlo indietro
Yeah Yeah Yeah Yeah
combatterò per riaverlo indietro
Yeah Yeah Yeah Yeah





Quando qualcosa è rotto, voglio provare ad aggiustarlo un pò
quando qualcosa è annoiato, voglio provare a farlo emozionare
se qualcosa è giù, voglio sollevarlo un po’
quando qualcosa è perso, voglio combattere per riaverlo indietro
Yeah Yeah Yeah Yeah
combatterò per riaverlo indietro
Yeah Yeah Yeah Yeah





Quando i segnali si incorciano, voglio metterli in ordine
se non c’è amore, voglio provare ad amare nuovamente
dirò le tue preghiere, starò al tuo fianco
brucierò, in modo da illuminare tutto quanto
scaverò la tua tomba
balleremo e canteremo
ciò che è rimasto potrebbe essere
un’ultima possibilità di avere una vita

Yeah Yeah Yeah Yeah
combatterò per riaverlo indietro
Yeah Yeah Yeah Yeah"

Pearl Jam - The fixer





"Lo stordimento che mi provocò la vita; l’idea che la vita fosse così semplice e possa sempre esserlo, per poco che si sia noi abbastanza semplici da accettarla."


M. Yourcenar


Strade




"Inutile chiedersi che lago protetto da aironi
si trovava nell’altra vallata,
o rimpiangere i canti del bosco
che non avevo attraversato.
Inutile chiedersi dove
potevano portare altre strade,

dato che portavano altrove;
poiché è solo qui e ora
la mia vera destinazione.
È dolce il fiume nella tenera sera
e tutti i passi della vita mi hanno
portata a casa."

- R. Bidgood -





"La poesia notturna
vestita nell’argento candidissimo, mi sorrideresti
Ogni notte aspetto la mia dolce Selene

Ma, ancora…

La solitudine è sopra la mia pelle
Una vita che è limitata dalle catene della realtà
Mi lasceresti essere il tuo Endimione?





Vorrei fare il bagno nella tua luce luna, e dormire in pace
incantato da tuo bacio nel sonno eterno

Ma finché ci uniamo
viviamo per quella notte
aspettiamo il tempo
due anime si avvinghiano

Nello squarcio della nuova alba
la mia speranza è perduta
Le ombre, scompariranno
ma sono sempre nella penombra
senza te…




Sereno e silenzioso il cielo
i raggi della luna stanno danzando con la marea
una vista perfetta, un mondo divino

E io…

Il più solitario bambino vivo
sempre in attesa, in cerca della mia rima
sono ancora solo nel cuore della notte

Silenzioso mi stendo con un sorriso sul viso
l’apparenza inganna e il silenzio tradisce

Mentre aspetto l’ora
il mio sogno si anima
Sempre lontano dagli occhi
ma mai lontano dal cuore

E sotto la luna calante
ti desidero ancora
solo contro la luna
La solitudine sono io




Alla fine, sono schiavizzato dal mio sogno
Alla fine, non c’è un’anima che vorrebbe sanguinare per me

Nascosto dalla luce del giorno, sono chiuso nella mia caverna
intrappolato in un sogno che sta lentamente diventando un incubo
dove sono tutto solo
La vita è veniale quando sei solamente un sogno
il libro è ancora aperto, le pagine sono vuote come me…

Mi aggrappo ad una speranza che inizia a svanire
Cìcerco di rompere la desolazione che odio

Ma finché ci uniamo
viviamo per quella notte
aspettiamo il tempo
Due anime si avvinghiano

Nello squarcio della nuova alba
la mia speranza è perduta
non ci incontreremo mai
solo la tristezza ed io

Questa è la mia ultima chiamata
il mio crepuscolo
Affogo nel tempo
divento la notte




Dalla luce del nuovo giorno
scomparirò
La realtà taglia a fondo
Sanguineresti con me
Selene mia?"

Sonata Arctica - My Selene